L’eclissi del controllo sociale: la devianza psichica tra vulnerabilità e vuoto istituzionale
I drammatici fatti di via Emilia Centro a Modena, dove un’auto a folle velocità ha travolto diversi passanti, impongono una riflessione che vada oltre la mera cronaca emergenziale. Quando la violenza si manifesta in modo così destrutturato e privo di una matrice criminale o ideologica classica, l’opinione pubblica tende a cercare risposte rassicuranti. Eppure, la criminogenesi di simili eventi risiede spesso in una terra di nessuno: quella zona d'ombra in cui la patologia psichiatrica grave si salda con l’isolamento sociale, sfociando in una totale compromissione dei freni inibitori. Il caso in esame, caratterizzato da un pregresso quadro schizoide e da una presa in carico interrotta, è l'ennesimo sintomo di un disallineamento tra i bisogni di tutela del territorio e l'attuale architettura dei servizi di salute mentale.
La frattura del legame terapeutico e la cecità del sistema
Da un punto di vista sociologico e criminologico, il nodo cruciale non risiede nell'efficacia clinica dei singoli trattamenti, quanto nella tenuta del controllo sociale informale e istituzionale. Il modello assistenziale odierno soffre di una rigidità strutturale: è tarato su una compliance volontaria, un presupposto che decade fisiologicamente nei soggetti affetti da gravi disturbi della personalità o psicosi, dove la percezione di malattia è parziale o assente.
Quando un individuo ad alto potenziale di scompenso interrompe la terapia e si isola, si verifica una pericolosa "invisibilità burocratica". Il sistema rischia così di confondere il diritto alla scelta del paziente con una forma di abbandono istituzionale tollerato. La latitanza di un monitoraggio attivo trasforma la vulnerabilità in minaccia, lasciando che il disagio si esasperi all'interno di un vuoto relazionale, fino a quando la criminodinamica non si compie drammaticamente sul palcoscenico urbano.
Verso un paradigma di prossimità: strategie di intervento integrate
Per disinnescare la latenza del rischio prima che si traduca in atto deviante, è indispensabile superare la logica dell'emergenza attraverso interventi strutturati sull'asse preventivo:
Active Outreach e Criminologia Clinica di Supporto: Risulta prioritario ridefinire i protocolli dei Centri di Salute Mentale (CSM), introducendo meccanismi di "sgancio attivo". La cessazione spontanea delle cure deve far scattare un protocollo di reperimento e verifica domiciliare, finalizzato a valutare il rischio di scompensazione e la tenuta della rete familiare o di supporto.
Sistemi di Early Warning Multidisciplinari: È necessario strutturare flussi informativi bidirezionali e costanti che colleghino i medici di medicina generale, i servizi sociali, il terzo settore e gli attori della sicurezza urbana. Solo una rete integrata può intercettare i primi indicatori di rischio (prodromi di scompenso, condotte bizzarre, ritiro sociale radicale).
Potenziamento degli organici e superamento della logica prestazionale: La prevenzione sul territorio richiede tempo e risorse umane. La cronica carenza di personale nei servizi territoriali costringe gli operatori a una gestione focalizzata quasi esclusivamente sulle acuzie, a scapito del lavoro di osservazione e mantenimento nel lungo periodo.
Considerazioni finali
Il pronto intervento dei cittadini a Modena ha evitato conseguenze ancor più nefaste, evidenziando una forte reattività del tessuto sociale locale. Tuttavia, la sicurezza integrata di una comunità non può dipendere dalla contingenza o dall'eroismo dei singoli.
Finché la gestione del disagio psichico grave verrà considerata una questione confinata alla sfera privata o, al contrario, un problema di esclusivo ordine pubblico da arginare ex post, il sistema rimarrà intrinsecamente reattivo anziché proattivo. La vera sfida sta nel ricostruire quei legami di monitoraggio e cura capaci di evitare che la marginalità e la patologia si trasformino in una minaccia per la collettività.